L'organizzazione politica

 

Lo stato romano conobbe nei secoli cambiamenti: dapprima monarchia, divenne in seguito repubblica e infine impero comandato da un re.

La Monarchia

Nel primo periodo (753-509a.C.) il potere era nelle mani di un re (rex) scelto dalle famiglie aristocratiche, dotato di autorità quasi assoluta (imperium). Il re era a capo dei riti religiosi,della
giustizia, dell'esercito e governava con l'aiuto del Senato.

La Repubblica

Con la Repubblica, furono le assemblee dei cittadini a eleggere i pretori, i censori, gli edili, i questori e i magistrati.

I consoli (due) in caso di guerra potevano nominare un dittatore con pieni poteri, e grazie al diritto di veto, potevano annullare ciascuno le decisioni dell'altro.
Le assemblee inoltre votavano le leggi e giudicavano in apello i condannati. Il popolo votava per curie (gruppi di famiglie), tribù (circoscrizione territoriale) o centurie (uomini atti alle armi).
Dal 494 a.C. anche la plebe ebbe una sua assembla, il concilium plelios con cui eleggeva tribuni che tutelasero i loro interessi. Dal 287 a.C. le decisioni o plebisciti, ebbero valore di legge.

Senato romanoDurante il periodo repubblicano gli organi dello stato: il Senato, i magistrati e le assemblee, si controllavano a vicenda. Per i Romani l'autorità dei governatori si basava sul consenso dei cittadini, la formula S.P.Q.R. (il senato e il popolo di Roma) esprimeva appunto questo principio fondamentale, di cui i Romani andavano giustamente orgogliosi.
Tuttavia a causa di magistrati corrotti, più attenti agli interessi delle classi privileggiate che a quelli della cittadinanza, nel popolo nacque lo scontento ed alla fine del II secolo a.C. il partito polare prese ad opporsi alla politica dei ceti dominanti. Alcuni generali, col sostegno delle loro legioni, si inserirono nel conflitto, scatenando una serie di guerre civili che si proseguirono per quasi un secolo.

L'impero

Giunse infine Augusto che accentrò su di sè ogni potere, trasferì alcune funzioni del Senato ai burocrati. Con lui nacque il principato: egli (come poi ogni suo successore) divenne capo supremo dell'esercito e detenne la potestà tribunizia che gli dava il diritto di opporre il veto, convocare il Senato e far votare plebisciti.